domenica 8 novembre 2009

Akhenaton: Personaggi


Akhenaton - Controtenore
Nefertiti - Soprano
Teje - Contralto
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Amenofi III / Horemheb - Basso
Amenhotep / Ay - Baritono
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Sommo sacerdote di Amon - Tenore
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Tre sacerdoti (un cortigiano) - Tenore, Baritono, Basso
Tre sacerdotesse - Soprano, Mezzosoprano, Contralto
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Servi, militari, dignitari, il popolo
(Coro: Soprani, Contralti, Tenori, Bassi)
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Comparse
Un bambino - Amenofi IV / Tutankhamon
Tre bambine - Nefertiti da giovane e figlie di Akhenaton
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Akhenaton: Sinossi dell'Opera


PROGOLO - NASCITA DI UN DIO
(Al centro del palco si trova un’alta e ampia scalinata, dal quale tutti i protagonisti dell’opera provengono dal fondo, dal proscenio, salendo e discendendo i gradini. Teje entra in scena, quindi, salendo la gradinata e appare sulla cima, illuminata di spalle da un raggio di luce. Tutto attorno è buio ed una leggera e bassa nebbia si diffonde).
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I ATTO - ATON
Scena 1 - “Germogli
(Una sera, nel silenzio profumato dei giardini del palazzo di Malgata, Amenhotep figlio di Hapu, insegna ad un giovane Amenofi IV, seduti su alcuni gradini di un angolo del vasto e bellissimo giardino).
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Scena 2 - “Amore nei giardini d’estate
(Due giovani Amenofi IV e Nefertiti si incontrano nei giardini del palazzo e si innamorano. Amenofi III e sua moglie Teje li osservano dall’alto e da lontano, quando poi si rivolge all’amata).
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Vita di Amenofi III” - Intermezzo scenico / musicale -
(Su di un grande schermo, posto in alto il palcoscenico, vengono proiettate una serie di immagini sulla vita del faraone Amenofi III, la vita di corte, con la propria famiglia reale, tra i dignitari, funzionari e il popolo egiziano, con all’interno immagini di opere, sculture, templi, pitture e geroglifici a lui dedicati o fatti costruire).
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Scena 3 - “Sacrificio
(Funerale di Amenofi III. Teje, Amenofi IV e Nefertiti si trovano in alto alla gradinata, più sotto si trovano ai lati tre sacerdoti e le tre sacerdotesse. Tutto attorno e in basso i servi e il popolo, davanti si trova il sarcofago del faraone Amenofi III).
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II ATTO - LA CITTA’ DEL SOLE
Scena 1 - “Il nuovo Faraone
(Amenofi IV dopo l’incoronazione, fonda il culto del Dio Aton e modifica il suo nome in Akhenaton. Cerca di convertire il popolo, ma i sacerdoti di Amon si ribellano. Nel palazzo reale di Malqata, il sommo sacerdote di Amon attende l’arrivo del sovrano).
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Scena 2 - “I due sovrani
(Akhenaton e Nefertiti sono al centro della scena con i vestiti regali, quando entrano tre servi maschi e tre serve femmine, che lentamente li spogliano dei loro vestiti, lasciandoli alla fine completamente nudi).
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Scena 3 - “Inno al Sole
(I servi vestono i due sovrani con un abito bianco di lino fine e trasparente, poi entrano in scena Teje, Ay, Horemheb, dignitari, funzionari, cortigiani, militari e il popolo).
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III ATTO - LA CADUTA
Scena 1 - “Complotti all’ombra del Sole
(Ay, Horemheb e il Sommo sacerdote di Amon si ritrovano in un luogo segreto per progettare il ritorno all’ordine e la destituzione del Faraone eretico).
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Scena 2 - “Morte di un Dio
(Morte di Akhenaton. Il Faraone è disteso nel suo letto regale. Sulla gradinata dietro a lui, come ombre sono presenti Nefertiti, Ay, Horemheb, Tutankhaton, sacerdoti, dignitari e il suo popolo).
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Visioni future” - Intermezzo scenico /musicale -
(Su di un grande schermo, posto in alto il palcoscenico, vengono proiettate una serie di immagini di storia: dall’Egitto si passa alle altre civiltà, l’ebraismo con il profeta Mosè sino all’avvento del Cristo, il medioevo e infine la storia occidentale contemporanea con l’Olocausto e il nucleare che emula la potenza del Sole).
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Scena 3 - “Tutankhamon
(il Faraone bambino è in alto la gradinata, circondato dai suoi burattinai, Ay, Horemheb e il Sommo sacerdote di Amon e si immaginano, un giorno, nuovi signori d’Egitto).
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EPILOGO - SOLITUDINE DI UNA DEA
(Nefertiti vive gli ultimi anni della sua esistenza, abbandonata ad Akhetaton, le fa visita il Sommo Sacerdote di Amon).
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sabato 31 ottobre 2009

"AKHENATON"


Akhenaton, meglio noto come il “Faraone Eretico”, si fa artefice di una profonda innovazione culturale che contrappone l’adorazione di un solo dio al credo politeista in vigore fin dall’inizio dell’era egizia. In realtà, sotto questa pseudo rivoluzione religiosa si nasconde una concreta politica anti-tebana già iniziata dal padre, Amenophis o Amenhotep III, “Re delle Due Terre”, che dà inizio alla costruzione, ai confini del deserto, di uno splendido palazzo circondato da un grande parco, conosciuto come lo “Splendore di Aton”, per contrastare appunto il crescente potere del tempio principale del dio Amon nel sito di Karnak, da cui il clero tebano, sempre in grado di controllare e di gestire almeno in parte l’autorità del faraone, rappresenta un concreto pericolo, giungendo perfino a intromettersi nelle questioni di successione al trono. Alla morte del faraone Amenophis III, sale al trono come reggente del figlio la regina Tiye, mentre a dodici anni Amenophis IV, decimo faraone della XVIII dinastia, prende in sposa una bellissima fanciulla nubiana di nome Nefertiti, “La Bella che viene da Lontano”, destinata ad avere grandissima influenza nell’imposizione del nuovo credo religioso. Proseguendo l’opera di contrasto nei confronti della pericolosa influenza della casta sacerdotale devota ad Amon, i due sovrani decidono di instaurare un nuovo culto religioso dedicato al dio Aton, di cui il Faraone possa essere l’unico sacerdote-divinità, il solo in grado di fungere da tramite tra il dio e il suo popolo. Attribuendosi la funzione di rivelatore e interprete della volontà del dio Aton agli uomini, Amenophis s’identifica, al tempo stesso, come figlio della nuova divinità e suo unico sacerdote, cambia il suo nome, che significa “Pace di Amon” in Akhenaton, “Aton è soddisfatto”, mentre la sposa Nefertiti diventa Nefer-nefru-aten, “Aton è Perfetto nella sua Bellezza”. Questa rivoluzione, a lungo termine, è però destinata a fallire perché taglia via inesorabilmente, oltre alla casta minacciosa e infida dei sacerdoti tebani, anche secoli di tradizione che hanno sempre visto nelle divinità di Horus e di Osiride l’assicurazione di un transito certo verso l’aldilà e la garanzia di una vita eterna, il vero cardine portante della società egizia, rischiando di lasciare un vuoto incolmabile. Così, per la prima volta nella storia d’Egitto, il potere politico si trova riunito con quello religioso nelle salde mani di una sola persona, il Faraone, che è al tempo stesso sovrano, sacerdote e divinità. La nuova capitale viene realizzata in pochissimo tempo presso l’attuale pianura di Tell-El-Amarna, a circa duecento chilometri a sud del Cairo, e viene chiamata Akhetaton, “L’orizzonte del Dio Sole”, un orizzonte simboleggiato dal disco solare racchiuso tra due monti, esattamente lo stesso sfondo morfologico della piana di Amarna, dove, tra le alture circostanti, si trovano due monti separati da una spaccatura tra i quali sorge il sole. Nel cuore della città viene edificato il nuovo tempio di Aton, che funge anche da palazzo reale e centro culturale. Il pavimento è disegnato con figure di guerrieri asiatici e nubiani e le pietre che delimitano la città e i templi formano una serie di rettangoli perfetti che riproducono in proporzione la superficie dell’area di Amarna. Il popolo, che segue il Faraone per pura necessità, rimane però fedele alle antiche divinità e subisce di malavoglia l’imposizione del nuovo credo, fino a che Akhenaton, alla morte della regina madre, ancora legata alle tradizionali divinità tebane, emana un editto che di fatto sconsacra tutte i culti degli antichi dei, i cui nomi vengono cancellati da monumenti, templi, steli ed iscrizioni. Il clero viene disperso, i templi chiusi o abbattuti, i beni religiosi confiscati, con le pattuglie di soldati, al comando del faraone stesso, che girano per il Paese a cancellare ogni traccia delle antiche divinità e a scoraggiarne l’adorazione. Tutti fattori questi che, interpretati a posteriori, contribuiscono a fare della riforma di Akhenaton più una dittatura politica che non una mera rivoluzione religiosa. Ma anche, indiscutibilmente, un’innovazione sensazionale in grado di lasciare nella storia d’Egitto una profonda traccia culturale che passa dall’abolizione di alcune forme rituali all’elevazione della consorte a parità di status e di reggenza, fino a una profonda influenza sulle forme artistiche ed espressive, sancita dall’abbandono delle vecchie forme rituali stilizzate in favore di rappresentazioni altamente rivoluzionarie di carattere più naturalistico, giunte fino a noi per mezzo dei pochi ma pregevoli esempi della nuova arte amarniana, che, in assoluto, non conosce precedenti. Mai nella storia è stata attuata una simile riforma così radicale che investe praticamente tutti i campi di attuazione e di espressione di un regno. La stessa sorte della damnatio memoriae si ritorce però contro Akhenaton alla fine del suo impero, condiviso per tutto il tempo con la regina consorte Nefertiti. Nelle raffigurazioni ufficiali i due sovrani vengono ritratti nudi, a grandezza naturale e nelle medesime proporzioni, con la figura della regina consorte che non appare mai subordinata, anzi spesso la si può vedere rappresentata in battaglia, in atteggiamenti tipicamente maschili e con i vessilli del faraone. Nessuno, prima, aveva mai osato tanto. Tuttavia, il fiorire di questa rivoluzionaria cultura cessa immediatamente con la morte del Faraone che avviene nell’anno 1352 a.C. Il suo successore, Tutankhaton, figlio di Kiya, moglie secondaria di Akhenaton, è l’ultimo discendente della stirpe regale iniziata con Thutmose I, spaventato dalla crescente ostilità della vecchia casta sacerdotale che sta tramando una sua destituzione, ripristina immediatamente le antiche tradizioni, si converte al culto secolare di Amon, muta il suo nome in Tutankhamon e riporta la capitale a Tebe. Il nome di Akhenaton scompare definitivamente dalla cronologia ufficiale, Amarna e i templi da lui eretti vengono abbattuti e il materiale utilizzato per altre costruzioni, le sue gesta cancellate da stele e iscrizioni e perfino gli anni del suo regno sono soppressi nelle datazioni storiche, causando non poca confusione nel lavoro di ricostruzione e di studio dei moderni archeologi, che a volte stentano ad interpretare le poche tracce oggi sopravvissute di colui che è passato alla storia come il “Faraone Eretico”. Ancora oggi è possibile ammirare preziosi reperti dell’innovativa arte amarniana, in cui si contrappone alla staticità classica delle figure egiziane, altamente stilizzate, una diversa dinamicità, arricchita di particolari e di immagini naturali secondo il gusto importato da Micene. Per la prima volta, attraverso l’arte, vengono rappresentate scene di vita quotidiana, cosa mai tentata prima e che inaspettatamente riguarda anche la famiglia stessa del faraone ritratta in momenti non ufficiali e in atteggiamenti intimi, a volte anche impietosi. Di quest’epoca radiosa e innovativa rimangono poche ma preziose testimonianze, tra cui le Lettere di Amarna, la Stele della frontiera e l’Inno all’Aton, provenienti da Akhet-Aton; la Stele della restaurazione di Tutankhamon, il Testo dell’incoronazione, L’Editto di Haremhab e alcuni reperti artistici. La tomba di Akhenaton è collocata a est della città, in perfetto allineamento con il tempio del dio Aton. All’interno di essa, a memoria del loro straordinario legame, il faraone e la moglie Nefertiti sono raffigurati nudi e in condizioni di pari grado e medesimo status. Fondamentale ispiratrice di questo rivoluzionario regime, Nefertiti mantiene il suo potere al fianco del sovrano per ben tredici anni, lasciando ipotizzare un reale periodo di co-reggenza. A causa della persecuzione indetta dai faraoni successivi nei confronti del “Faraone Eretico”, l’epoca di Amarna per molti versi è ancora avvolta nel mistero e poco si sa della vita di questa donna, anche se sembra ormai accertato che non fosse di sangue reale ma figlia di un generale dell’esercito, cosa che ne avrebbe forse facilitato l’ascesa al potere. Nefertiti dà ad Akhenaton sei figlie, ma nessun erede maschio, visto che il successore del faraone, Tutankhaton, poi diventato Tutankhamon, è in realtà figlio dell’altra moglie Kiya, meglio nota come “Colei che è molto Amata”, mentre il ruolo di consorte ufficiale spetta per tutto il regno a Nefertiti. Questo fino a quando le tracce di questa donna faraone, regnante a fianco del marito e ispiratrice di una riforma senza precedenti, scompaiono improvvisamente verso il tredicesimo anno del regno di Amarna. Per lungo tempo si è ipotizzato che la sovrana fosse caduta in disgrazia, e che fosse succeduta al suo posto Kiya. Infatti, proprio in coincidenza con la scomparsa virtuale di Nefertiti dal panorama politico e religioso, ecco apparire al fianco del faraone Akhenaton un correggente mai citato prima e sulla cui genealogia, nascita o storia, non si ha notizia alcuna. Apparso praticamente dal nulla, il coreggente Smenkhkara è una figura ibrida, ritratta spesso a fianco del sovrano in atteggiamenti incestuosi, identificato da alcuni come un fratello amatissimo, da altri come un figlio, la sua presenza al fianco del faraone e la loro evidente intimità, di cui resta traccia nell’iconografia ufficiale, ha spesso lasciato intendere una supposta omosessualità di Akhenaton. Né uomo né donna, Smenkhkara è destinato a regnare a fianco del faraone, probabilmente gli sopravvive per qualche anno, per poi passare il testimone a Tutankhaton. Nel 1907, nella tomba KV55 a Biban el-Moluk, nella Valle dei Re, T. M. Davis rinviene la sua probabile sepoltura, mentre di quella di Nefertiti, che pure ha avuto tanta straordinaria importanza, non vi è ancora traccia. In un sarcofago destinato a contenere i resti di una principessa o di una regina, viene rinvenuta una mummia adorna del tipico copricapo a forma di avvoltoio, appannaggio esclusivo delle regine consorti, il braccio sinistro serrato sul petto e quello destro disteso lungo il fianco, che mostra ancora una disposizione funebre riservata esclusivamente alle regine o alle principesse. Ma il corpo, in pessimo stato di conservazione, viene identificato come di genere maschile, e la sepoltura attribuita a Smenkhkara. Eppure la tradizione egizia vuole che i sovrani e i correggenti vengano sepolti con entrambe le braccia incrociate sul petto, per poter tenere saldi i fregi del comando. Il mistero di Akhenaton continua...
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Tratto da http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/tag/akhenaton

"ANTINOO"


110 – 112 d.C.
Il 27 Novembre di un anno imprecisato tra il 110 e il 112 d.C. Antinoo nasce in Bitinia (Asia Minore), a Claudiopolis (forse più precisamente nella vicina Mantinium), l’attuale Bolu, in Turchia. La data del 27 Novembre è certa perché tre iscrizioni (CIL I,5 – II,11 – XIV, 2112) provenienti dal Collegio dei culti di Diana ed Antinoo a Lanuvio riportano questo giorno come quello della celebrazione della nascita del dio. Molto probabilmente le indicazioni sulla origine servile di Antinoo sono dovute all’astio dei detrattori dell’imperatore Adriano.
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123 d.C.
Adriano parte alla volta dell’oriente. Durante il viaggio Antinoo e l’imperatore si incontrano. Si presume che da allora il ragazzo abbia fatto parte del suo seguito lungo tutti i viaggi intrapresi dal sovrano, sino alla propria morte. Certe sono le battute di caccia (passione di Adriano) cui i due presero parte nel corso degli anni, cresciuto Antinoo, attestate da un frammento del poeta Pancrate e dai tondi dell’Arco di Costantino.
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126 d.C.
Antinoo giunge a Roma.
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130 d.C.
Proveniendo da Bosra e Petra, nell’autunno il corteo imperiale giunge in Egitto, visitando Pelusio e Alessandria. Gli abitanti di questa città, nonostante i grandi privilegi e benefici concessi dall’imperatore, non si dimostrano particolarmente ospitali: in una lettera inviata a Lucio Giulio Serviano Adriano appare seccato dall’atteggiamento ingrato nei confronti suoi e aggressivo nei confronti di Lucio Ceionio Commodo Vero (adottato poi nel 136 d.C.). La lettera lascia intendere scarsa simpatia degli alessandrini anche nei confronti di Antinoo: “Di ciò che hanno detto di Antinoo, credo tu sia già stato informato”. Il corteo prosegue a Menfi, Eliopoli e Besa, sulla sponda destra del Nilo, di fronte ad Ermoupoli. Nei presi di Besa, in data compresa tra il 22 e il 30 Ottobre, Antinoo muore annegando nel fiume. Sulla natura di questa disgrazia, in epoca successiva ad Adriano, si sono fatte le più svariate ipotesi (suicidio-sacrificio, omicidio): gli specialisti sono attualmente propensi a credere nella semplice sciagura. Il 30 Ottobre Adriano fonda sul luogo della morte dell’amato la città di Antinopoli. A seguito della divinizzazione del ragazzo nasce e viene istituzionalizzato un culto (con tanto di oracolo nella città) che avrà fortuna ancora, almeno, per tutto III sec. d.C. Ad Antinoo viene dedicata una costellazione; il fiore di loto rosso diviene sacro alla sua divinità; si coniano monete con la sua effigie. Le sculture e templi del giovane si diffondono presto.
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IV sec. d. C.
Gli autori cristiani si scagliano violentemente contro la fortuna del culto: in specie Clemente Alessandrino, Eusebio, San Girolamo, Giustino, Origene, Tertulliano, lasciano scritti calunniosi contro la figura del giovane e il suo rapporto d’amore con Adriano.
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"DE SADE"


Scrittore, nato il 2 giugno 1740 a Parigi, Donatien Alphonse François De Sade, detto Il Marchese De Sade, è l'uomo che vivrà e sentirà sulla sua pelle la metamorfosi di una Francia che con il 1789 entra nella storia mondiale delle rivoluzioni sociali. Di famiglia aristocratica, viene iscritto a quattordici anni in una scuola militare riservata ai figli della più antica nobiltà. Nominato sottotenente a soli quindici anni, partecipa alla guerra dei Sette anni contro la Prussia, distinguendosi per il coraggio, ma anche per un certo gusto per l'eccesso. Nel 1763 viene congedato col grado di capitano e inizia a condurre una vita all'insegna della dissolutezza e del divertimento più sfrenato, frequentando attrici di teatro e giovani cortigiane. Il 17 maggio dello stesso anno viene costretto dal padre a sposare Renee Pelagie de Montreuil, una ragazza appartenente a una famiglia di nobiltà recente, ma molto ricca. Secondo alcune fonti l'intenzione del padre sarebbe stata quella di fargli mettere la testa a posto; secondo altre avrebbe mirato soltanto ad assicurarsi il patrimonio familiare della ragazza, vista la precaria situazione economica in cui versava in quel periodo la famiglia De Sade. Quel che comunque è certo è che il matrimonio non fa abbandonare al Marchese le vecchie abitudini. Anzi: Pochi mesi dopo le nozze viene imprigionato per quindici giorni nelle carceri di Vincennes a causa del "comportamento oltraggioso" tenuto in un bordello. Sarà questo il primo di una lunga serie di soggiorni in prigione. Il secondo sarà nel 1768, quando verrà incarcerato per sei mesi per aver rapito e torturato una donna. Liberato per ordine del re torna a dedicarsi alle sue occupazioni preferite. Organizza feste e balli nella sua tenuta di La Coste e inizia a viaggiare in compagnia dalla sorella più giovane della moglie, Anne, di cui si è innamorato e con la quale ha già da tempo una relazione sessuale. Nel 1772, anno in cui viene rappresentata per la prima volta una sua opera teatrale, viene accusato di avvelenamento. Durante un'orgia alla quale aveva preso parte insieme a quattro prostitute e al suo domestico Armand, aveva infatti dato alle donne dolci adulterati con delle droghe, che però, invece dello sperato effetto afrodisiaco avevano provocato loro forti malori. Riesce a scappare in Italia. Condannato a morte in contumacia, viene arrestato dalle milizie del re di Sardegna e rinchiuso nel carcere di Milano. Ne evade dopo cinque mesi. Poi, dopo cinque anni di orge, viaggi e scandali, nel 1777 viene arrestato a Parigi. Nella prigione di Vincennes inizia a scrivere opere teatrali e romanzi. Viene trasferito alla Bastiglia dove redige Le 120 giornate di Sodoma e Le sfortune della virtù. Nel luglio 1789, dieci giorni prima della presa della Bastiglia, viene trasferito in un manicomio. È costretto ad abbandonare la sua biblioteca di 600 volumi e tutti i manoscritti. Nel 1790, come avviene per la maggior parte di coloro che furono imprigionati sotto l'Ancien Régime, gli viene ridata la libertà. Torna a vivere con la moglie, ma questa, stanca delle sue violenze, lo abbandona. I figli, nati nel '67, nel '69 e nel '71, emigrano. Si lega allora con Marie Constance Quesnet, una giovane attrice che gli rimarrà accanto fino alla fine. Tenta di far dimenticare le proprie origini nobili militando nel gruppo rivoluzionario del suo quartiere, ma non riesce nell'intento e, nel 1793, viene arrestato e condannato a morte. La fortuna sembra però arridergli. Per un errore amministrativo viene "dimenticato" nella sua cella. Riesce a evitare la ghigliottina e sarà liberato nell'ottobre 1794. Nel 1795 vengono pubblicati La filosofia nel boudoir, La nuova Justine (Justine ovvero le disavventure della virtù era stato pubblicato anonimo quattro anni prima) e Juliette. Viene accusato dalla stampa di essere l'autore dell'"infame romanzo" Justine e, senza alcun processo, ma soltanto con una decisione amministrativa, nel 1801 viene internato nel manicomio di Charenton. A nulla varranno le sue proteste e le sue suppliche e, giudicato pazzo, ma perfettamente lucido, qui trascorrerà gli ultimi 13 anni della sua vita. Muore il 2 dicembre 1814, all'età di 74 anni. Trenta dei quali trascorsi in prigione. Le sue opere saranno riabilitate solo nel ventesimo secolo.
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venerdì 9 ottobre 2009

"Gli Spiriti non dimenticano" per Archi

Violini I
Violini II
Viole
Violoncelli
Contrabbassi
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(14.00)
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... dedicata alla "Nuova Orchestra da Camera Ferruccio Busoni"...

"Il Sole di tutti noi è il volto di Dio" per Archi

Violini I
Violini II
Viole
Violoncelli
Contrabbassi
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(13.00)

"Quartetto d'Archi n° 1"

Violino I
Violino II
Viola
Violoncello
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(16.27)
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... dedicata a Diego Salvadori...

"Meditazione" - per Organo

Organo
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(12.00)

"Dreaming Antinoo" - per Flauto e Flauto in Sol

Flauto
Flauto in Sol
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(8.10)
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... dedicata al Duo Zefiro...