sabato 31 ottobre 2009

"AKHENATON"


Akhenaton, meglio noto come il “Faraone Eretico”, si fa artefice di una profonda innovazione culturale che contrappone l’adorazione di un solo dio al credo politeista in vigore fin dall’inizio dell’era egizia. In realtà, sotto questa pseudo rivoluzione religiosa si nasconde una concreta politica anti-tebana già iniziata dal padre, Amenophis o Amenhotep III, “Re delle Due Terre”, che dà inizio alla costruzione, ai confini del deserto, di uno splendido palazzo circondato da un grande parco, conosciuto come lo “Splendore di Aton”, per contrastare appunto il crescente potere del tempio principale del dio Amon nel sito di Karnak, da cui il clero tebano, sempre in grado di controllare e di gestire almeno in parte l’autorità del faraone, rappresenta un concreto pericolo, giungendo perfino a intromettersi nelle questioni di successione al trono. Alla morte del faraone Amenophis III, sale al trono come reggente del figlio la regina Tiye, mentre a dodici anni Amenophis IV, decimo faraone della XVIII dinastia, prende in sposa una bellissima fanciulla nubiana di nome Nefertiti, “La Bella che viene da Lontano”, destinata ad avere grandissima influenza nell’imposizione del nuovo credo religioso. Proseguendo l’opera di contrasto nei confronti della pericolosa influenza della casta sacerdotale devota ad Amon, i due sovrani decidono di instaurare un nuovo culto religioso dedicato al dio Aton, di cui il Faraone possa essere l’unico sacerdote-divinità, il solo in grado di fungere da tramite tra il dio e il suo popolo. Attribuendosi la funzione di rivelatore e interprete della volontà del dio Aton agli uomini, Amenophis s’identifica, al tempo stesso, come figlio della nuova divinità e suo unico sacerdote, cambia il suo nome, che significa “Pace di Amon” in Akhenaton, “Aton è soddisfatto”, mentre la sposa Nefertiti diventa Nefer-nefru-aten, “Aton è Perfetto nella sua Bellezza”. Questa rivoluzione, a lungo termine, è però destinata a fallire perché taglia via inesorabilmente, oltre alla casta minacciosa e infida dei sacerdoti tebani, anche secoli di tradizione che hanno sempre visto nelle divinità di Horus e di Osiride l’assicurazione di un transito certo verso l’aldilà e la garanzia di una vita eterna, il vero cardine portante della società egizia, rischiando di lasciare un vuoto incolmabile. Così, per la prima volta nella storia d’Egitto, il potere politico si trova riunito con quello religioso nelle salde mani di una sola persona, il Faraone, che è al tempo stesso sovrano, sacerdote e divinità. La nuova capitale viene realizzata in pochissimo tempo presso l’attuale pianura di Tell-El-Amarna, a circa duecento chilometri a sud del Cairo, e viene chiamata Akhetaton, “L’orizzonte del Dio Sole”, un orizzonte simboleggiato dal disco solare racchiuso tra due monti, esattamente lo stesso sfondo morfologico della piana di Amarna, dove, tra le alture circostanti, si trovano due monti separati da una spaccatura tra i quali sorge il sole. Nel cuore della città viene edificato il nuovo tempio di Aton, che funge anche da palazzo reale e centro culturale. Il pavimento è disegnato con figure di guerrieri asiatici e nubiani e le pietre che delimitano la città e i templi formano una serie di rettangoli perfetti che riproducono in proporzione la superficie dell’area di Amarna. Il popolo, che segue il Faraone per pura necessità, rimane però fedele alle antiche divinità e subisce di malavoglia l’imposizione del nuovo credo, fino a che Akhenaton, alla morte della regina madre, ancora legata alle tradizionali divinità tebane, emana un editto che di fatto sconsacra tutte i culti degli antichi dei, i cui nomi vengono cancellati da monumenti, templi, steli ed iscrizioni. Il clero viene disperso, i templi chiusi o abbattuti, i beni religiosi confiscati, con le pattuglie di soldati, al comando del faraone stesso, che girano per il Paese a cancellare ogni traccia delle antiche divinità e a scoraggiarne l’adorazione. Tutti fattori questi che, interpretati a posteriori, contribuiscono a fare della riforma di Akhenaton più una dittatura politica che non una mera rivoluzione religiosa. Ma anche, indiscutibilmente, un’innovazione sensazionale in grado di lasciare nella storia d’Egitto una profonda traccia culturale che passa dall’abolizione di alcune forme rituali all’elevazione della consorte a parità di status e di reggenza, fino a una profonda influenza sulle forme artistiche ed espressive, sancita dall’abbandono delle vecchie forme rituali stilizzate in favore di rappresentazioni altamente rivoluzionarie di carattere più naturalistico, giunte fino a noi per mezzo dei pochi ma pregevoli esempi della nuova arte amarniana, che, in assoluto, non conosce precedenti. Mai nella storia è stata attuata una simile riforma così radicale che investe praticamente tutti i campi di attuazione e di espressione di un regno. La stessa sorte della damnatio memoriae si ritorce però contro Akhenaton alla fine del suo impero, condiviso per tutto il tempo con la regina consorte Nefertiti. Nelle raffigurazioni ufficiali i due sovrani vengono ritratti nudi, a grandezza naturale e nelle medesime proporzioni, con la figura della regina consorte che non appare mai subordinata, anzi spesso la si può vedere rappresentata in battaglia, in atteggiamenti tipicamente maschili e con i vessilli del faraone. Nessuno, prima, aveva mai osato tanto. Tuttavia, il fiorire di questa rivoluzionaria cultura cessa immediatamente con la morte del Faraone che avviene nell’anno 1352 a.C. Il suo successore, Tutankhaton, figlio di Kiya, moglie secondaria di Akhenaton, è l’ultimo discendente della stirpe regale iniziata con Thutmose I, spaventato dalla crescente ostilità della vecchia casta sacerdotale che sta tramando una sua destituzione, ripristina immediatamente le antiche tradizioni, si converte al culto secolare di Amon, muta il suo nome in Tutankhamon e riporta la capitale a Tebe. Il nome di Akhenaton scompare definitivamente dalla cronologia ufficiale, Amarna e i templi da lui eretti vengono abbattuti e il materiale utilizzato per altre costruzioni, le sue gesta cancellate da stele e iscrizioni e perfino gli anni del suo regno sono soppressi nelle datazioni storiche, causando non poca confusione nel lavoro di ricostruzione e di studio dei moderni archeologi, che a volte stentano ad interpretare le poche tracce oggi sopravvissute di colui che è passato alla storia come il “Faraone Eretico”. Ancora oggi è possibile ammirare preziosi reperti dell’innovativa arte amarniana, in cui si contrappone alla staticità classica delle figure egiziane, altamente stilizzate, una diversa dinamicità, arricchita di particolari e di immagini naturali secondo il gusto importato da Micene. Per la prima volta, attraverso l’arte, vengono rappresentate scene di vita quotidiana, cosa mai tentata prima e che inaspettatamente riguarda anche la famiglia stessa del faraone ritratta in momenti non ufficiali e in atteggiamenti intimi, a volte anche impietosi. Di quest’epoca radiosa e innovativa rimangono poche ma preziose testimonianze, tra cui le Lettere di Amarna, la Stele della frontiera e l’Inno all’Aton, provenienti da Akhet-Aton; la Stele della restaurazione di Tutankhamon, il Testo dell’incoronazione, L’Editto di Haremhab e alcuni reperti artistici. La tomba di Akhenaton è collocata a est della città, in perfetto allineamento con il tempio del dio Aton. All’interno di essa, a memoria del loro straordinario legame, il faraone e la moglie Nefertiti sono raffigurati nudi e in condizioni di pari grado e medesimo status. Fondamentale ispiratrice di questo rivoluzionario regime, Nefertiti mantiene il suo potere al fianco del sovrano per ben tredici anni, lasciando ipotizzare un reale periodo di co-reggenza. A causa della persecuzione indetta dai faraoni successivi nei confronti del “Faraone Eretico”, l’epoca di Amarna per molti versi è ancora avvolta nel mistero e poco si sa della vita di questa donna, anche se sembra ormai accertato che non fosse di sangue reale ma figlia di un generale dell’esercito, cosa che ne avrebbe forse facilitato l’ascesa al potere. Nefertiti dà ad Akhenaton sei figlie, ma nessun erede maschio, visto che il successore del faraone, Tutankhaton, poi diventato Tutankhamon, è in realtà figlio dell’altra moglie Kiya, meglio nota come “Colei che è molto Amata”, mentre il ruolo di consorte ufficiale spetta per tutto il regno a Nefertiti. Questo fino a quando le tracce di questa donna faraone, regnante a fianco del marito e ispiratrice di una riforma senza precedenti, scompaiono improvvisamente verso il tredicesimo anno del regno di Amarna. Per lungo tempo si è ipotizzato che la sovrana fosse caduta in disgrazia, e che fosse succeduta al suo posto Kiya. Infatti, proprio in coincidenza con la scomparsa virtuale di Nefertiti dal panorama politico e religioso, ecco apparire al fianco del faraone Akhenaton un correggente mai citato prima e sulla cui genealogia, nascita o storia, non si ha notizia alcuna. Apparso praticamente dal nulla, il coreggente Smenkhkara è una figura ibrida, ritratta spesso a fianco del sovrano in atteggiamenti incestuosi, identificato da alcuni come un fratello amatissimo, da altri come un figlio, la sua presenza al fianco del faraone e la loro evidente intimità, di cui resta traccia nell’iconografia ufficiale, ha spesso lasciato intendere una supposta omosessualità di Akhenaton. Né uomo né donna, Smenkhkara è destinato a regnare a fianco del faraone, probabilmente gli sopravvive per qualche anno, per poi passare il testimone a Tutankhaton. Nel 1907, nella tomba KV55 a Biban el-Moluk, nella Valle dei Re, T. M. Davis rinviene la sua probabile sepoltura, mentre di quella di Nefertiti, che pure ha avuto tanta straordinaria importanza, non vi è ancora traccia. In un sarcofago destinato a contenere i resti di una principessa o di una regina, viene rinvenuta una mummia adorna del tipico copricapo a forma di avvoltoio, appannaggio esclusivo delle regine consorti, il braccio sinistro serrato sul petto e quello destro disteso lungo il fianco, che mostra ancora una disposizione funebre riservata esclusivamente alle regine o alle principesse. Ma il corpo, in pessimo stato di conservazione, viene identificato come di genere maschile, e la sepoltura attribuita a Smenkhkara. Eppure la tradizione egizia vuole che i sovrani e i correggenti vengano sepolti con entrambe le braccia incrociate sul petto, per poter tenere saldi i fregi del comando. Il mistero di Akhenaton continua...
.
Tratto da http://guide.supereva.it/delitti_e_misteri/tag/akhenaton